1.5. Notizie su tesi e attività didattiche

Tesi e dissertazioni

Giovanna Granata (Dipartimento di Scienze storiche del mondo antico, Università di Pisa, V. Galvani 1, 56100 Pisa) ha presentato nel 1995 una tesi di dottorato in storia antica avente come tema: Introduzione allo studio del De Vita Mosis di Filone Alessandrino (pp. 169+XII). Il lavoro è così strutturato: Introduzione; 1. L'ideologia religiosa e politica nel De Vita Mosis; 2. Mosè nel De Vita Mosis; 3. Mosè nelle fonti giudaiche; 4. Mosè nel corpus filoniano. Nella "e;Conclusione"e; (pp. 163-164) si sottolinea come l'indagine abbia ridimensionato la pretesa maggiore adesione ai modelli ellenistici, rispetto ai bioi di Giuseppe e Abramo. Infatti, lo schema biografico si combina con "e;una forte componente di riflessione su temi interni al giudaismo"e; (p. 163). Fra essi spiccano il richiamo alla giustizia divina nella storia degli uomini; il riconoscimento dell'autorità di Dio e l'abbandono ai suoi voleri; la valorizzazione dell'atteggiamento di fede e l'obbligo di fedeltà del popolo eletto alle sue tradizioni. A questo riguardo, non vi è in Filone urgenza apologetica o polemica: "e;Il mondo dei "pagani" non è l'interlocutore di Filone, ma è presente come uno degli elementi con il quale gli Ebrei della diaspora devono misurarsi e definire se stessi, da un lato mantenendo la propria fedeltà ai costumi patri, dall'altro evitando di esaltare l'idea di amixia che ciò comportava"e; (p. 164). La scelta del bios di Mosè non risponde all'esigenza di proporre un modello regale di facile fruizione per l'ambiente pagano, poiché il basileus philosophos assolve piuttosto "il compito di fondare i presupposti e le istituzioni principali del culto attorno a cui gli Ebrei si riconoscono" (p. 165). La vocazione di Mosè, com'è significata dalla scena del roveto ardente, consiste nell'assumere il ruolo di intermediario di Dio, giudice e re: "In ragione di questa investitura Mosè assume il titolo di theos e basileus che definisce, nell'interpretazione di Filone, proprio le potenze di Dio, quella regale e punitiva da un lato e quella creatrice e benefica dall'altro attraverso cui egli esplica la sua attività nel creato" (p. 165). L'originale elaborazione delle tradizioni bibliche non è riconducibile al bisogno di operare una sintesi fra elementi giudaici ed ellenistici, bensì evidenzia il problema fondamentale di Filone e della sua opera: "quello del suo isolamento e della difficoltà di individuare il contesto nel quale operava e i destinatari dei suoi scritti" (p. 167). L'immagine di Mosè nel De Vita Mosis è diversa da quelle presentate nell'Allegoria e nell'Esposizione, poiché Filone non segue qui un approccio esegetico: il cambiamento di "genere" determina perciò accenti diversi e un distinto rapporto con la tradizione giudaica: "Ciò pone in dubbio non solo l'ipotesi che alle diverse sezioni del corpus filoniano corrispondano diversi destinatari, come è stato ipotizzato associando, per es., le opere esegetiche ad un pubblico giudaico e quelle di tipo apologetico ai 'gentili', ma più in generale l'idea di una qualunque corrispondenza tra il contenuto della produzione filoniana ed il suo pubblico. Espressione di diverse scelte 'letterarie', le peculiarità delle singole opere non aiutano ad ancorare queste ultime ad un contesto esterno, ma solo a caratterizzare i vari aspetti della attività intellettuale di una personalità culturalmente complessa quanto originale" (p. 168).

Sergio De Francesco ha elaborato una "Tesi per la licenza in Scienze Patristiche" su: Filone d'Alessandria esegeta: Il ciclo di Noè nelle Quaestiones in Genesim (Istituto Patristico "Augustinianum", Roma 1996, pp. XVIII+111). La tesi è stata diretta dal Prof. Prosper Grech con la collaborazione del Prof. Manlio Simonetti come primo relatore. Il lavoro è così organizzato: Parte I. Il contesto, le fonti, l'esegesi. Parte II: L'esegesi del ciclo di Noè nelle Quaestiones in Genesim (I. Le Quaestiones in Genesim. II. L'esegesi del ciclo di Noè: 1. Omissioni di lemmi del testo biblico; 2. Testo biblico di riferimento; 3. Contenuto delle Quaestiones e taglio del lemma biblico; 4. Tra lettera e allegoria; 5. Osservazioni grammaticali e sintattiche; 6. Osservazioni lessicali: 7. Uso di procedimenti logici e tecniche espressive; 8. Uso di testi afferenti; 9. Riferimento ad altri esegeti; 10. Uso di discipline ausiliarie; 11. Richiamo di princìpi teologici-filosofici).

Guido Bendinelli o.p. ha sostenuto una tesi su Il "Commento al Vangelo secondo Matteo" di Origene nell'ambito della tradizione scolastica dell'antichità, per il conseguimento del dottorato in Teologia e Scienze Patristiche presso l'Institutum Patristicum Augustinianum (Roma 1995, pp. 290+II). La tesi, condotta sotto la guida del Prof. Manlio Simonetti, si articola nei seguenti capitoli: I. Il commentario a Matteo di Origene come opera di derivazione scolastica; II. Il lavoro filologico; III. Metodologia euristica. E' prevista la pubblicazione negli "Studia Ephemeridis 'Augustinianum'". Nella "Conclusione" (pp. 274-281) l'A. riepiloga i punti principali che ritiene acquisiti dalla sua ricerca. A favore della derivazione scolastica di ComMat. depone anzitutto la "struttura disorganica" dell'opera, con frequenti digressioni e rimandi. Si possono inoltre ricavare indizi corrispondenti dal frasario, quali ad es. le "formule di invito", che ci fanno intravedere una situazione in cui "il didascalo non pretende imporre soluzioni personali agli studenti" ma "interrompe la spiegazione e ne addebita il compito ai propri uditori" (p. 274). Date tali caratteristiche, ComMat. contribuisce ad illuminare il processo redazionale dei commentari origeniani: "il fatto cioè che questi sono stati originati nella lezione viva, per passare poi alla pubblicazione dei resoconti stenografici opportunamente corretti e rivisti dall'autore" (p. 275). Il confronto coi commentari filosofici di Alessandro di Afrodisia e di Proclo a prima vista parrebbe deludente, poiché queste opere devono aver subito una redazione più accurata. Non mancano, peraltro, indizi di un certo interesse, specialmente in Proclo, "quali il frequente ricorso al noi esortativo o alla prima singolare quando si tratta di avanzare le proprie proposte di lettura" (p. 276). Tuttavia, il maggior punto di convergenza consiste "nella loro comune complessità, nella loro dimensione aporetica, che in Origene sta a significare l'accumulo di interrogativi e di risposte, che viceversa nel filosofo neoplatonico comporta soprattutto un sistematico confronto con l'ampio materiale dossologico, raccoltosi ormai nei secoli sulle diverse affermazioni di Platone" (ivi). La seconda tappa della ricerca è stata rappresentata da un'indagine filologica che, pur collegandosi direttamente all'impostazione di B. Neuschäfer, ne ha ampliato la prospettiva col mettere a fuoco "il ricorso alle metodologie grammaticali anche nei commentari filosofici" (p. 277). Fra gli elementi di maggior rilievo, a questo riguardo, è da registrare l'atteggiamento di Alessandro di Afrodisia dinanzi alle lezioni varianti, che si appella al lettore-uditore per una scelta fra esse o offre un'interpretazione di entrambe le alternative proposte. L'A. indica comunque l'apporto più significativo della sua dissertazione nella messa a fuoco della "metodologia euristica" di ComMat., imperniata sulla "centralità della quaestio " (p. 278), analogamente al commento filosofico. Ancor più forti risultano però le somiglianze con la metodologia dei commenti filosofici nel modo di offrire la responsio: "E' assai frequente infatti che Origene, Proclo e Alessandro propongano per uno stesso interrogativo un ventaglio di risposte, avanzate in una forma che per comodità sintetizzeremo in queste tre caratteristiche: l'adogmaticità, la mancata presa di posizione personale e la sommarietà" (pp. 278-279). Tali caratteristiche sono da ricondurre alla "dimensione gymnastica dell'esegesi origeniana", per la quale troviamo importanti paralleli in Alessandro di Afrodisia e in Plotino. D'altra parte, la risposta si presenta di carattere apodittico, quando la quaestio tocca punti di natura dogmatica, come per la confutazione della metensomatosi (ComMat. X, 20; XI, 17; XIII 1-2) e la difesa della resurrezione dei morti. Il confronto esteso, su questo stesso piano, ai testi grammaticali, ha posto nuovamente in evidenza una comune metodologia. "Tutto ciò conferma una volta in più come sia impossibile scindere in maniera netta le influenze su Origene provenienti dall'uno o dall'altro ambito e come invece sia necessario, pur ammettendo una sua prevalente dipendenza dal campo dell'esegesi dei filosofi, considerare globalmente ComMat. sullo sfondo dell'attività scolastica dell'antichità" (pp. 280-281).

Nell'A.A. 1994-95 Francesco Pieri ha preparato una "Esercitazione per la licenza" (rel. Prof. Paolo Serra Zanetti), avente per argomento: Una comunità di perfetti. Presenza origeniana nel Commentario ad Efesini di Girolamo (pp. IV+63+ 8 tabelle+IX bibl.).

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