Estratti di corrispondenza
relativa al problema del corso specialistico
From orlandi Tue Apr 17 11:20:07 2001
Subject: corso quinquennale
To: adamo, gigliozz (giuseppe gigliozzi), camplani (alberto camplani (CISADU)),
moscati@iaei.rm.cnr.it, fabriani, bonincon (Ilaria Bonincontro),
mordenti@uniroma2.it, tangari@bbcc.unile.it, buzzetti@philo.unibo.it
Date: Tue, 17 Apr 2001 11:20:07 +0200 (CEST)
Cc: massimo.parodi@unimi.it, Itzcovich@unige.it
X-Mailer: ELM [version 2.5 PL1]
Content-Length: 8273
Cari amici, ... [omissis] ...
Devo mettervi
al corrente di alcuni sviluppi relativi alla promozione
della didattica dell'informatica umanistica, o comunque
la si voglia chiamare, nel quadro della recente riforma
dei corsi universitari.
Alcune informazioni sono evidentemente già note ad
alcuni di voi, ma vale la pena di ricapitolarle con ordine,
con le scuse, inoltre, di non aver mantenuto strettamente
i contatti fra noi tutti negli ultimi tempi. La causa di
questo, lo dichiaro senza pudori, è lo stato confusionale
in cui sono caduto, non riuscendo a farmi un'idea appena
sufficiente di quanto stesse realmente accadendo, e nello
stesso tempo dovendo concentrarmi sul versante
«storico-religioso» della mia attività.
Ordunque, nel febbraio del 2000 sono stato avvisato
(frugando nella mia memoria, e dunque con beneficio
d'inventario) nel corso di una riunione di Presidi,
cui ero stato delegato da Paratore, che fra le lauree
specialistiche se ne stava prevedendo una in
«informatica per le discipline umanistiche»;
che era stato fatto il mio nome fra i possibili
consulenti; e che avrei dovuto ricevere una richiesta
in merito dalla Segreteria del competente Sottosegretario.
Ho atteso parecchio tempo, perché pensavo che
avrebbero dovuto essere loro a contattarmi, se lo
desideravano. Poi, dietro ulteriori sollecitazioni, ho
contattato la suddetta segreteria, e mi si è detto che
in effetti si era parlato di me, e se volevo mi avrebbero
spedito il progetto di tabella perché potessi fare
ulteriori suggerimenti.
Io volli, ricevetti la tabella, e agii in base alla
considerazione che il suo aspetto strutturale fosse quello
voluto dalla commissione competente, e valesse la pena
per me di fare proposte di aggiunte e non di radicali
cambiamenti. Devo dire onestamente che tutte la aggiunte
sono state accettate (per quanto ricordi, archeologia,
orientalistica, musica, etc.), e da questo punto di vista
non posso che ritenermi soddisfatto. La tabella è
rapidamente disponibile in:
http://rmcisadu.let.uniroma1.it/~orlandi/parodi/laurspec.pdf
Dirò anzi che secondo me è possibile costruire un
discreto curriculum a partire da quella tabella, checché
se ne dica, tenendo conto naturalmente della situazione
organizzativa attuale delle discipline.
In settembre (seminario di Bologna, mentore Buzzetti, che
abbia tutti i miei sentimenti di gratitudine per l'attività
che promuove in questo settore) ho poi avuto occasione di
parlare di questi problemi con Parodi di Milano, che
organizza un master di informatica umanistica. In seguito
a ciò nell'inverno sono poi stato contattato da Parodi
e in marzo ho partecipato ad un seminario a Milano proprio
sulla possibilità e sui problemi dell'istituzione della
Laurea Specialistica in questione. Cf.
http://rmcisadu.let.uniroma1.it/~orlandi/parodi/001.html
Lì ho spiegato il mio intervento sulla tabella
ministeriale; ho parlato per l'ennesima volta delle mie idee
sull'informatica umanistica; ho ricordato le _nostre_
precedenti iniziative; ho sottolineato, col supporto di
Buzzetti, l'importanza del problema della mancanza del settore
disciplinare specifico.
Da parte dei milanesi mi si è molto rimproverata la mancanza
di materie filosofiche fra le caratterizzanti della tabella
della LS: cf. http://rmcisadu.let.uniroma1.it/~orlandi/parodi/parodi.pdf.
Dell'omissione, o della scarsa ed impropria collocazione, delle
discipline filosofiche, ho accettato il rimprovero, e mi sono
anche pubblicamente scusato, dicendomi pronto a collaborare con
progetti emendati. Ma devo aggiungere che più ci penso, meno
mi sento colpevole, e meno giustificato mi sembra il rimprovero.
E questo non per i motivi di orientamento personale da me
chiariti nella lettera linkata ;-), che sono quanto si vuole
discutibili, ma per il seguente molto più banale motivo.
Dove stavano quei filosofi, o comunque i loro rappresentanti,
quando quella tabella era in discussione? Che contatti hanno
preso con chi, all'interno della o delle Commissioni ministeriali
che si occupavano della cosa, poteva farsi portavoce delle
loro esigenze, se non proporle egli stesso in prima persona?
Io non ho mai fatto parte di simili congreghe; non ho mai avuto
contatti diretti con i loro membri; non sono mai stato chiamato
in causa direttamente, ma solo attraverso una, sia pur gentile,
ma certo non personalmente coinvolta nei contenuti, voce di
Segretaria di un Sottosegretario.
Ma pensandoci ancora meglio, v'è di più. Che cosa hanno
fatto, e potrei dire, che cosa stanno facendo i filosofi
(intendo i docenti di filosofia, naturalmente) per rivendicare
al proprio settore tutta quella parte dell'informatica che a
chiunque esamini obiettivamente appare disciplinarmente
filosofica? Si è tranquillamente permesso ad ingegneria di
proporre e portare avanti l'informatica teorica, che altro non
è se non un tipo di logica; mentre ci si è ben guardati,
a quanto mi consta, di proporre qualche raggruppamento
disciplinare di tipo filosofico, che si occupasse di filosofia
dell'informatica, per non parlare di tutta la problematica
semiotica che riguarda i computer come «manipolatori di
simboli».
Sia come sia, all'inizio di aprile ricevo una lettera da
Izcovich (con cui si era parlato della questione in occasione
del convegno ai Lincei sui modelli, tempo fa), alla quale ha
fatto seguito un certo numero di interventi, che vi prego di
leggere voi stessi: http://linux.lettere.unige.it/pipermail/idulist/.
Non vi nego che questi interventi mi hanno non poco contrariato,
e non per le altezzose valutazioni sulla tabella, ma perché,
vorrei dire _more solito_, si ignorano totalmente tutte le
_nostre_ proposte ed attività ― intendo, si badi bene, tutte
quelle dal 1983 (1983!) ad oggi, e nello stesso tempo, ma _pour
cause!_, non si fa alcun cenno ai problemi di carattere
scientifico, metodologico, e di ricerca, ancora non risolti,
che comunque dovrebbero guidare iniziative di questo genere, se
concepite in modo decente. Praticamente si vuole insegnare
l'informatica umanistica senza sapere che cosa sia.
Io ho proposto quei problemi, ed ho proposto delle soluzioni,
per il bene o per il male, e per non parlare dei _vostri_
contributi. Nel caso si fosse dimenticato, esiste un libro
intitolato proprio _Per l'informatica nella Facoltà di
Lettere_, anche se penso che nessuno l'abbia letto, e
tantomeno discusso.
... [omissis] ...
From massimo.parodi@unimi.it Tue Apr 17 19:08:29 2001
Return-Path:
Received: from mail.mclink.it (net128-053.mclink.it [195.110.128.53])
by rmcisadu.let.uniroma1.it (8.9.3/8.9.3) with ESMTP id TAA15879;
Tue, 17 Apr 2001 19:08:29 +0200
Received: from ockham (net138-077.mclink.it [195.110.138.77])
by mail.mclink.it (8.11.0/8.9.0) with SMTP id f3HI2Xh19731;
Tue, 17 Apr 2001 20:02:33 +0200 (CEST)
From: "Massimo Parodi"
To:
Cc: ,
"giuseppe gigliozzi" ,
"alberto camplani \(CISADU\)" ,
, ,
"Ilaria Bonincontro" ,
, ,
, "Itzcovich Oscar"
Subject: R: corso quinquennale
Date: Tue, 17 Apr 2001 20:02:23 +0200
Message-ID:
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In-Reply-To: <200104170920.LAA15066@rmcisadu.let.uniroma1.it>
Status: ROr
Caro Tito,
... [omissis] ...
Su una cosa sono assolutamente d’accordo. Non vi sarebbe alcuna
giustificazione per critiche rivolte a chi qualche cosa ha fatto da parte di
chi invece non si è mosso in tempo e non ha saputo cogliere i momenti in cui
bisognava elaborare, proporre e discutere. Ammetto del tutto apertamente che
quando si discuteva dei temi che ci interessano “all'interno della o delle
Commissioni ministeriali”, io non ne sapevo niente e non ho la minima idea
di dove fossero e di come si muovessero i “nostri rappresentanti”. Questo è
del tutto sufficiente a toglierci qualsiasi autorità morale per criticare
chi come te si è mosso e ha sostenuto del tutto legittimamente le proprie
posizioni. E tuttavia vorrei assicurarti che non è mai stata nostra
intenzione addebitarti la responsabilità di scelte che sicuramente non sono
completamente attribuibili a te e che, anche se lo fossero, sono del tutto
rispettabili e rappresentano una linea e una concezione del rapporto tra
informatica e cultura umanistica che si può discutere ma certo ha un suo
senso e suoi fondamenti.
Le osservazioni che sono emerse dalla tavola rotonda di Sesto San Giovanni
si collocano su due livelli abbastanza diversi. Il primo ordine di
considerazioni riguarda il fatto che il numero ristretto di discipline
filosofiche nella tabella della laurea specialistica rende molto difficile,
o forse impossibile, per gli studenti con una laurea triennale filosofica,
accedere al biennio specialistico di informatica umanistica, se non a prezzo
di gravi “debiti” formativi. E si potrebbe anche notare che quando si dice
“discipline filosofiche” non si intende solo quelle “strettamente”
filosofiche, ma anche quelle che pure fanno parte di una laurea in filosofia
(estetica o retorica, per dire le prime che mi vengono in mente) e che
potrebbero trovare collocazione nella laurea biennale. Considerando che il
calcolo dei 300 crediti per la laurea specialistica va fatto sul complesso
dei cinque anni, i nostri calcoli sia pure approssimati ci fanno temere che
il laureato in filosofia possa arrivare con circa 60 crediti utilizzabili
per la laurea biennale, trovandosi così nella condizione di dovere
praticamente recuperare due anni.
Questa considerazione, sulla quale tu pure hai convenuto, e che certo non
pretendeva di essere un “rimprovero”, del quale dovessi in qualche modo
“pubblicamente” scusarti va però legata al secondo ordine di osservazioni. E
su questo il contributo da te fornito alla tavola rotonda e nella lettera
che immediatamente dopo ci hai fatto avere è stato per noi di grande aiuto.
Era quasi sicuramente un’illusione la nostra idea che si potesse
riorganizzare la tabella attuale per supplire alle mancanze indicate sopra.
Infatti non si tratta di mancanze ma di un modo preciso di concepire l’
informatica umanistica che non potrebbe facilmente subire aggiustamenti se
non al prezzo di non essere più quella a cui pensi tu e forse di non essere
comunque quella a cui pensavamo noi.
Mi permetto di citare la lettera che ci avevi cortesemente inviato dopo l’
incontro di marzo:
“Quello che mi preme è proporre la concezione di una informatica teorica
come campo di studio dei principi e dei modelli che rendono possibile la
concezione e la costruzione di automi, macchine automatiche; e la concezione
di una informatica umanistica, altrettanto teorica, come campo di studio di
quella parte delle metodologie delle discipline umanistiche che voglia
adeguarsi ai principi dell'informatica, naturalmente con tutte le
conseguenze che questo comporta anche sul piano delle applicazioni concrete
di quelle metodologie e dunque dell'uso delle macchine automatiche. Come
entra la filosofia in tutto questo? È chiaro che, non avendo io intenzione
di scrivere un trattato, la risposta a questa domanda sarà estremamente
concisa, piena di riferimenti impliciti, che confido voi vorrete
comprendere. La filosofia, a mio modo di vedere, si colloca in una sfera
differente, che deve fornire i criteri di comprensione, da un lato, dei
principi dell'informatica rispetto agli altri possibili modi di gestire la
conoscenza della realtà e la sua comunicazione; dall'altro, dei principi che
governano le metodologie delle discipline umanistiche.”
Proprio questo forse noi non avevamo capito chiaramente e speravamo nella
possibilità di mescolare insieme cose che invece è molto più corretto tenere
distinte. Se ricordi, nell’aprire la tavola rotonda, avevo usato un’
analogia, molto medievale, con il modo di concepire la “logica” nel XII
secolo, quando essa tende a diventare “scientia scientiarum” e ad esempio
Abelardo, tra gli altri, si pone il problema di distinguere, e naturalmente
anche di far convivere, la logica come disciplina in sé, dotata di un
proprio oggetto di ricerca specifico, e la logica intesa invece come
strumento di tutte le altre discipline che usano il linguaggio come
inevitabile mediazione. Continuo a credere che per l’informatica umanistica
si ponga il medesimo problema, ma ora mi sembra più chiaro che un conto è
occuparsi di logica come disciplina autonoma e altro conto è occuparsi dell’
uso della logica in teologia o in etica (per mantenere l’analogia con
Abelardo). Sono due cose diverse; si parlerà anche di cose simili, ma sono
due cose diverse.
Tornando a noi. Non credo sia possibile modificare o aggiustare l’attuale
tabella per soddisfare entrambi i punti di vista ed entrambi i livelli di
analisi. Forse dovremmo pensare a due cose diverse e quindi magari anche a
due tabelle diverse e due lauree specialistiche diverse. Per pura comodità
di discorso propongo di chiamarle i questo modo: 1. Informatica per le
discipline umanistiche, 2. Teoria, critica e applicazioni dell’informatica
umanistica.
La prima dovrà opportunamente insistere su:
* strumenti metodologici per il trattamento informatico di testi, immagini e
suoni
* impostazione e realizzazione di banche dati e sistemi di gestione per i
diversi ambiti delle discipline umanistiche
* principali strumenti della comunicazione telematica.
La seconda invece potrà privilegiare:
* i fondamenti teorici dell’informatica e loro rapporto con la più generale
riflessione di carattere logico, conoscitivo ed epistemologico della cultura
occidentale;
* i reciproci rapporti tra discipline informatiche e saperi umanistici;
contributi metodologici delle discipline umanistiche nei campi del
linguaggio, dell’uso delle immagini, della storia e logica dell’
archiviazione e delle indicizzazioni, della categorizzazione e della
tassonomia;
* l’analisi critica delle implicazioni culturali e filosofiche connesse alla
diffusione su larga scala dei nuovi mezzi di espressione e di comunicazione.
In questo secondo ambito avrebbe molto più senso il tuo suggerimento di
“proporre qualche raggruppamento disciplinare di tipo filosofico, che si
occupasse di filosofia dell'informatica, per non parlare di tutta la
problematica semiotica che riguarda i computer come “manipolatori di
simboli”.”
Questa è anche la risposta alla tua domanda decisiva: “che cosa stanno
facendo i filosofi (intendo i docenti di filosofia, naturalmente) per
rivendicare al proprio settore tutta quella parte dell'informatica che a
chiunque esamini obiettivamente appare disciplinarmente filosofica?”. Stiamo
cercando, come gruppo milanese legato al master, di elaborare una proposta
che abbia almeno altrettanta credibilità, anche sul piano tecnico, della
tabella attualmente esistente. Non crediamo affatto sia semplice trovare il
modo di dare poi uno sbocco concreto a questo tentativo (ma d’altra parte
siamo “filosofi”!) e tuttavia siamo partiti dalla considerazione che sarebbe
importante non lasciare cadere queste discussioni, ma eventualmente
rilanciarle con proposte confrontabili, assumendoci il rischio consapevole
di violare l’aureo principio da te ricordato secondo cui “chi non fa non
falla”.
A queste ipotesi siamo arrivati anche e soprattutto grazie alla discussione
sviluppata con te e quindi vogliamo ancora una volta ringraziarti per l’
attenzione che ci hai concesso e non tarderemo a importunarti di nuovo per
confrontare le nostre idee con le tue.
... [omissis] ...
Massimo Parodi
From itzcovich@unige.it Tue Apr 17 21:48:44 2001
Return-Path:
Received: from galactica.it (mail5.galactica.it [212.41.208.22])
by rmcisadu.let.uniroma1.it (8.9.3/8.9.3) with ESMTP id VAA16063;
Tue, 17 Apr 2001 21:48:44 +0200
Received: from oscar.unige.it ([62.122.7.132]) by galactica.it with Microsoft SMTPSVC(5.5.1877.537.53);
Tue, 17 Apr 2001 22:44:42 +0200
Message-Id: <4.3.2.7.2.20010417214953.00abdcb0@unige.it>
X-Sender: itzcovic@unige.it
X-Mailer: QUALCOMM Windows Eudora Version 4.3.2
Date: Tue, 17 Apr 2001 22:44:16 +0200
To: orlandi@rmcisadu.let.uniroma1.it
From: Oscar Itzcovich
Subject: Re: corso quinquennale
Cc: adamo@rmcisadu.let.uniroma1.it,
gigliozz@rmcisadu.let.uniroma1.it (giuseppe gigliozzi),
camplani@rmcisadu.let.uniroma1.it (alberto camplani (CISADU)),
moscati@iaei.rm.cnr.it, fabriani@rmcisadu.let.uniroma1.it,
bonincon@rmcisadu.let.uniroma1.it (Ilaria Bonincontro),
mordenti@uniroma2.it, tangari@bbcc.unile.it, buzzetti@philo.unibo.it;,
massimo.parodi@unimi.it
In-Reply-To: <200104170920.LAA15066@rmcisadu.let.uniroma1.it>
Mime-Version: 1.0
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Content-Transfer-Encoding: quoted-printable
Status: RO
Caro Orlandi,
Leggo ora il tuo e-mail e la risposta di Massimo Parodi.
La mia lettera circolare a cui fai riferimento si proponeva semplicemente
di sollecitare una discussione sulla nuova laurea specialistica
di Informatica per le discipline umanistiche. Era dettata dalla
mia ignoranza e dalla preoccupazione che, come spesso purtroppo
accade, si perdesse l'opportunit=E0 di fare le cose per il meglio.
La lettera ha originato una mailing list (IDULIST) e una serie di interventi
che ti hanno contrariato.
Mi rincresce, ma sono convinto che nessuno vuole mettere in discusssione
l'opportunit=E0 del tuo operato: si tratta semplicemente (e non =E8 poco)=
di
cercare di sfruttare - nel rispetto dell'inevitabile diversit=E0 di vedute =
-=20
nel modo migliore
l'opportunit=E0 che ci viene offerta. Come te, nemmeno io ho mai fatto parte=
=20
di congreghe
di nessun tipo e di questo spesso ho subito le conseguenze. In cambio,=20
per fortuna,
abbiamo la possibilit=E0 di ragionare e discutere liberamente.
Anche io, come M. Parodi, riterrei molto utile far circolare il tuo=
intervento
in Idulist.
Cordialmente
Oscar Itzcovich
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Dipartimento di Storia moderna e contemporanea
Universit=E0 di Genova, Via Balbi 6, 16126 Genova (Italia)
tel: 010 209 9841, fax: 010 209 9826, e-mail: itzcovich@unige.it
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