Multimedialità e archeologia.
Abstract
In an article published in A&C 1996 A.-M. Guimier-Sorbets expressed some basic ideas on the function of multimedia in the diffusion of archaeological results, and its relation with document storage and interpretation. The present article takes over those ideas, aiming at better formalizing the essence of multimedia, and comparing that formalization with C. Renfrew's proposals about the methods of a cognitive archaeology. Finally it makes a survey of the web pages dedicated to archaeology, with critical annotations.
Dato il peculiare carattere delle discipline archeologiche, per le quali il rapporto fra immagine e testo linguistico è alla base della comunicazione scientifica dei risultati degli studi, è naturale che le possibilità offerte dai procedimenti multimediali siano state accolte con favore ed abbiano suscitato grandi aspettative da parte degli studiosi aperti alle novità, anche a quelle che appaiono a prima vista puramente tecnologiche.
Questo risulta non tanto da dichiarazioni programmatiche o teoriche (la bibliografia in proposito è purtroppo molto scarsa
[sull'argomento cf. T. Higgins, P. Main, J. Lang (eds.), Imaging the Past. Electronic Imaging and Computer Graphics in Museums and Archaeology, British Museum Occasional Paper, n. 114, London 1996.]ma dalla moltitudine di pagine multimediali esistenti, censite p.es. dalla Rassegna degli strumenti informatici per lo studio dell'antichità classica di Alessandro Cristofori (vedi la sezione Documentazione archeologica e immagini, che comprende: Guide e strumenti di orientamento; Progetti di interesse generale; Raccolte di immagini) (http://www.economia.unibo.it/dipartim/stoant/rassegna1/intro.html).
Analoghe rassegne straniere: ArchNet (http://archnet.uconn.edu/), Argos Limited Area Search of the Ancient and Medieval Internet (http://argos.evansville.edu/), ARGE Archaeological Resource Guide for Europe (olandese, per le pagine europee) (http://odur.let.rug.nl/arge/), ABZU Archaeological Site (per il Vicino Oriente) (http://www-oi.uchicago.edu/OI/DEPT/RA/ABZU/ABZU.HTML). La pagina del Ministero francese della cultura, (http://www.culture.fr/culture/int/index.html) sotto la voce Archéologie è molto vasta. Essa elenca fra l'altro: Répertoires de ressources, Bases de données, Systèmes descriptifs de sites et d'objets archéologiques, Organismes professionnels, Centres de recherche et de documentation, Laboratoires et ateliers de restauration, Services départementaux d'archéologie, etc. Le basi di dati sono esclusivamente bibliografiche, dunque non rappresentano quello che può servire per mettere in comune la documentazione, salvo che per una banca di immagini.
Per il Regno Unito registriamo la British Archaeology on the Internet (http://www.dur.ac.uk/Archaeology/BritArch/), che è del tutto differente dal repertorio francese descritto sopra; ci sono più che altro notizie amministrative. Per gli Stati Uniti: Archaeological Institute of America, Central Indiana Society, Archaeological Resources on the Internet (http://www.indiana.edu/~classics/AIA/internet/internet.html). Per il Canada: The Canadian Heritage Information Network (http://www.chin.gc.ca/e_main_menu.html).
In questo contesto vale la pena di citare l'iniziativa: «Archeo virtua», 1er Festival International du Multimédia pour l'Archéologie 25 & 26 mars 1999 à l'Archeodrome de Bourgogne (http://www.archeodrome-bourgogne.com), che dimostra l'interesse suscitato dall'argomento.
La rivista A&C ha saputo, nel decennio della sua esistenza, costituire un punto di riferimento per tutti i problemi riguardanti le applicazioni informatiche, seguendo l'evoluzione delle tecniche e dei metodi, molto rapida in questo periodo più che nei precedenti. In particolare, per l'argomento che trattiamo, è da segnalare un importante articolo della Guermandi
[cf. M.P. Guermandi, Presi nella rete: i siti archeologici in Internet A&C 8 (1997) 151-169.]che dovrà essere tenuto presente nel leggere il nostro contributo. Quello che intendiamo aggiungere riguarda, come si vedrà, soprattutto alcuni aspetti della metodologia generale.
Un momento essenziale nella vita della rivista è stato certamente costituito dall'ospitalità data agli atti del Congresso del 1995, che si è rivelato un avvenimento centrale di riflessione. Per questo è possibile partire da un contributo allora fornito dalla grande specialista di basi di dati, Anne-Marie Guimier-Sorbets,
[A.-M. Guimier-Sorbets, Le traitement de l'information en Archéologie: archivage, publication et diffusion A&C 7 (1996) p. 985-996]per cercare di esplorare la situazione attuale, e proporre qualche modifica all'orizzonte teorico.
Ciò che raccomanda il contributo della Guimier-Sorbets è la sua competenza specifica, di archeologo e di esperto di informatica applicata; onde tanto più è importante la sua attenzione alla teoria, da molti trascurata in quanto non essenziale al lavoro dell'archeologo. Quanto poi al fatto che alle discussioni teoriche possa contribuire un non archeologo come me, che lavora nel campo generale dell'informatica umanistica, fatto che può suscitare qualche perplessità, occorre ribadire quando già detto altrove
[Sulla codifica delle fonti archeologiche, A&C 4 (1993) 27-38: « La breve storia dell'informatica umanistica è costruita in larga parte di scambi e rapporti fra studiosi e tecnici di specializzazioni anche molto lontane, che devono capire i reciproci fondamenti. Un filologo non sarà più lontano dall'archeologia di un matematico o di uno statistico o di un ingegnere elettronico; e, se ha riflettuto sulle caratteristiche generali dell'informatica, può avere qualche buona idea anche su discipline di non diretta competenza.»]che i motivi sono molti, non ultimo quello che egli comprende un certo numero di problemi certo meglio di quanto non possa un informatico specifico.
Questi sono i punti per noi significativi del contributo della Guimier-Sorbets:
1) «Comme toute science, l'Archéologie est traitement d'information». È questo il punto di vista che colloca nel modo più corretto i rapporti fra archeologia ed informatica, e dunque multimedialità; tanto più in quanto vengono di conseguenza identificati tre stadi nel trattamento archeologico dell'informazione: elaborazione della documentazione; interpretazione; diffusione dei risultati (integrazione nelle nostre conoscenze).
2) Il terzo stadio comprende l'archiviazione e la pubblicazione dei risultati; esse devono essere tali che i risultati diventino cumulativi, cioè si possano integrare in quelli precedenti: «En effet, et c'est là une particularité de notre discipline: il ne s'agit pas d'une science expérimentale ― dans laquelle, on le sait, il suffit d'indiquer les conditions de l'expérience pour qu'un chercheur puisse la renouveler ― mais bien une discipline dite d'«érudition», dans laquelle les données doivent être cumulatives puisqu'on ne recommence jamais deux fois la même fouille (chaque fouille entraîne la destruction de certaines informations) et que chaque chantier apporte des informations originales.» Questo è il punto teorico centrale, quello cioè di inserire nel nuovo ambiente, che l'informatica sta creando, l'esigenza della dialettica fra gli studiosi, che nell'ambiente tradizionale era confinata al dialogo a distanza mediante le pubblicazioni a stampa.
3) Ne consegue che l'archiviazione deve essere compatibile, in particolare attraverso l'identificazione di tipologie che facilitino la descrizione della documentazione. «Une des bases de notre travail de recherche est l'établissement de typologies, que ce soit d'objets ou de structures. Si, on le sait depuis longtemps maintenant, seul l'objet comme la structure est porteur de la totalité des informations, leurs représentations n'en étant qu'un appauvrissement, il n'en est pas moins vrai que, pour des raisons bien connues elles aussi, nous travaillons tous sur des représentations de ces objets et structures: descriptions textuelles, chiffrées, graphiques, photographiques etc., ces différents types de représentations apportant des informations complémentaires.» Occorre dare accesso non solo all'interpretazione ma anche ai dati. Questa è la conseguenza principale del principio riconosciuto al n. 2; essa richiama l'esigenza della trasparenza nel trattamento dei dati (dichiarazione dei principi e dei metodi; disponibilità dei dati) e di una soglia di omologazione nell'archiviazione, cioè dell'esistenza di standard riconosciuti, su cui torneremo più oltre.
4) Scambio di idee e informazioni fra gli studiosi durante il lavoro: «on ne saurait passer sous silence la communication entre chercheurs, communication interpersonnelle, à l'intérieur de groupes ou de personne à personne. Rien de tout cela n'est vraiment nouveau, mais je le rappelle pour éclairer les besoins d'information que nous devons pouvoir satisfaire.» Questo è uno sviluppo importante per il futuro, ma che per il momento resta confinato all'utilizzazione corretta della posta elettronica e dei «bulletin board», cosa che ancora stenta ad affermarsi.
All'ottimo quadro delineato dalla Guimier-Sorbets vorremmo aggiungere soltanto una maggiore attenzione ad una esigenza posta da Gardin (che peraltro nell'articolo considerato è ampiamente tenuto presente e citato)
[Jean-Claude GARDIN et all., Systèmes-experts et Sciences humaines, le cas de l'archéologie, Paris, 1987; Id., Archaeological Constructs. An Aspect of Theoretical Archaeology, Cambridge-Paris, 1980; Id., Le calcul et la raison. Essais sur la formalisation du discours savant, Paris, 1991.]relativa ad una certa determinazione del linguaggio scientifico dell'archeologia, che non si limita alla descrizione degli oggetti, ma giunge all'espressione delle interpretazioni. Questi due aspetti del linguaggio scientifico sono anche alla base della specifica tesi del Gardin relativa alla «spirale», per cui (in sintesi) descrizione e interpretazione sono momenti continuamente ricorrenti del lavoro archeologico. Nella trattazione della Guimier-Sorbets l'interattività non è presa troppo sul serio: si punta sulla documentazione, ma non sulle regole di inferenza, dunque sulla codifica e non sul modello. La spirale conduce al modello, come rappresentazione dinamica di una realtà complessa nelle sue procedure, e l'esigenza del modello conduce al modo corretto di intendere la multimedialità, come procedimento dinamico contrapposto ad un modo statico di archiviare e interrogare la documentazione. Noteremo anche come le teorie del Gardin, così poco utilizzate nel lavoro quotidiano fino a tempi recenti, divengano indispensabili proprio quando diventano complessi i problemi di informatizzazione.
Invece la multimedialità viene spesso ridotta alla riproposizione in ambiente informatico di procedimenti tipici del modo tradizionale di agire nella ricerca archeologica. In particolare l'attenzione si dirige soprattutto (a) alla rappresentazione grafica ad illustrazione di ragionamenti archeologici; (b) alle opportunità didascaliche (più che didattiche) offerte dalle nuove tecnologie. Questo deriva dalla scarsa consapevolezza della reale consistenza dell'ambiente multimediale elettronico. Si deve tener presente che in esso il ruolo essenziale è giocato dall'informatica, che si può considerare il catalizzatore dei precedenti procedimenti multimediali, che ha portato ad una integrazione dei diversi strumenti comunicativi caratterizzata dall'istantaneità.
L'informatica in questo settore deve essere considerata non solo per le sue caratteristiche «ovvie» di sistema di memoria, output, e comunicazione, ma anche e soprattutto di gestione interattiva degli strumenti comunicativi, che rappresenta un fattore del tutto nuovo nelle procedure scientifiche. Si può dire che l'output informatico non è diverso in modo essenziale da quelli prodotti dai mezzi di comunicazione tradizionali, libro cinema televisione dischi, ma molto diverso è il modo di produrlo, soprattutto per tre caratteristiche: un sistema di comando della produzione che consiste in un linguaggio, sia pure formalizzato; la conseguente possibilità di integrare i diversi output in «real time» (istantaneamente); e la possibilità di gestione di quel linguaggio anche da parte del fruitore, cosa che determina una certa libertà nei confronti del produttore (gli autori). L'informatica come tecnologia (e includeremo in questo anche la telematica) non basta a render conto dei risultati impressionanti a cui il complesso della multimedialità ci pone di fronte, e ancor piú delle aspettative che essa solleva.
È invece prevalente la tendenza a vedere la multimedialità come mezzo per attirare l'attenzione di non specialisti, tramite una accentuata spettacolarizzazione. Questo è senza dubbio molto importante e anche sensato in alcuni casi, ma lascia in ombra altri lati più importanti della multimedialità. Soprattutto nella multimedialità si deve comprendere la trasmissione interattiva dei dati, essenziale per uno scambio dei dati fra studiosi, come giustamente sottolineato dalla Guimier. Sono importanti in questo senso la dinamicità dei prodotti informatici e l'interagibilità su di essi
La questione multimediale assume un significato preciso solo in relazione alle discussioni teoriche sull'archeologia, anche perché occorre trovare un punto d'incontro fra le esigenze dell'archeologia (dunque approfondire l'archeologia teorica) e i metodi dell'informatica, che hanno una loro specificità che solo in parte si adatta alle discipline oggetto di applicazione. Il nostro è dunque un invito alla riflessione metodologica, e per questo è importante un recente contributo di C. Renfrew,
[Towards a Cognitive Archaeology, in: C. Renfrew & E.B.Z. Zubrow, The Ancient Mind, Cambridge Univ. Press, 1994, p. 3-12.]soprattutto perché le recenti storie dell'informatica
[Bruce G. Trigger, A History of archaeological thought, Cambridge University Press, 1989; Jaroslav Malina, Zdenek Vašmček, Archaeology yesterday and today. The development of archaeology in the sciences and humanities, Cambridge University Press, 1990.]non sembrano dare un sufficiente spazio ai problemi dell'informatizzazione. I punti del contributo di Renfrew importanti per il nostro tema sono:
(1) Rapporto fra l'archeologia cognitiva, cioè il riconoscere che il fine ultimo dell'archeologia è l'interpretazione sì degli oggetti, dei manufatti, ma in vista dell'interpretazione delle cultura (cognizione) di chi li ha prodotti, e quella che chiamerei la cognizione dell'archeologia, cioè il riconoscimento dei procedimenti mentali (in parte logici, in parte intuitivi) con cui si raggiunge quello scopo. In realtà sembra che la distinzione fra questi due elementi del rapporto non sia sempre chiara in Renfrew, che tende a confondere il metodo con i suoi risultati.
(2) Critica della New archaeology, ovvero archeologia processuale, che tende a schiacciare la teoria archeologica sui risultati dell'archeologia nei riguardi delle culture che essa studia. D'altra parte, critica dell'Archeologia strutturalista, quella che propugna il ritorno all'ermeneutica, e si definisce post-processuale (Renfrew preferisce la denominazione anti-processuale). In realtà, nota Renfrew, l'archeologia processuale si era già spostata su un terreno ermeneutico, di problemi simbolici e cognitivi. I post-processuali in realtà invocano il ritorno a metodi di tipo idealistico.
(3) Si pone dunque il problema della fusione dei due metodi, per quanto riguarda i procedimenti informatici, nella comune necessità di trovare quali elementi possono essere informatizzati e quali no. Noteremo come si debba riflettere a questo proposito circa il dilemma della necessità o della pura facoltatività delle applicazioni informatiche. Da un punto di vista metodologico, si potrebbe continuare a proporre un'archeologia lontana dalle applicazioni informatiche; ma poiché la multimedialità è destinata a sostituire i mezzi di informazione anche in archeologia, e come si è detto essa presuppone e impone procedimenti informatici, tanto vale entrare al più presto in modo consapevole nel nuovo ambiente.
(4) Renfrew auspica la risoluzione del conflitto fra natura e storia, cioè l'integrazione di metodi propri delle discipline scientifiche con quelle storicistiche. Per evitare discussioni astratte a questo proposito, afferma giustmente che occorre considerare il lavoro specifico degli archeologi per trarne indicazioni metodologiche
[cf. quanto dicevo nella mia prefazione a Discipline umanistiche e informatica. Il problema della formalizzazione, a cura di Tito Orlandi, Roma, 1997: «il lavoro dell'informatico umanista consiste nel rintracciare gli elementi formali dei metodi di ciascuna disciplina per quello che si sono venuti formulando già da prima che esistessero le macchine. (...) L'idea guida dell'organizzazione è stata quella di porre questa domanda non tanto agli informatici, o a chi si intenda piú specificamente di metodologie dal punto di vista filosofico, ma a chi davvero abbia lavorato nelle discipline umanistiche, si sia reso conto di quel genere di problemi, conosca la loro storia e possa riferire su esperienze di formalizzazione precedenti l'affermarsi delle applicazioni informatiche.»]
(5) Centralità della semiotica nell'archeologia cognitiva. Il riconoscimento dei dati archeologici come segni che rimandano a significati culturali o pragmatici è essenziale per la prospettiva informatica, dal momento che i computer sono appunto dei manipolatori di simboli. Un punto da chiarire è tuttavia quello del riconoscimento di due livelli semiotici: da un lato la volontà degli antichi di significare qualcosa coi loro artefatti; dall'altro la possibilità che artefatti puramente a scopo pratico, vitale, da parte degli antichi, sia per noi un segno della mentalità degli antichi.
(6) Le dottrine di Popper e la questione della possibilità di prova scientifica. A nostro avviso, nelle discipline umanistiche, tipicamente a carattere storico, non si tratta di testare, ma di proporre modelli che possano funzionare. Nella relazione fra il modello e la sua disponibilità in rete per gli altri studiosi sta la funzione della multimedialità.
Si vede dunque come negli studiosi più avvertiti la riflessione sulla metodologia archeologica venga in certo modo incanalata verso i problemi non tanto e non solo delle applicazioni informatiche, ma dell'impatto che le procedure informatiche stanno producendo, e tanto più produrranno, sulla metodologia archeologica. È sicuro che la multimedialità (intesa correttamente nel senso illustrato sopra) è destinata a giocare un ruolo decisivo in questo senso; occorre tuttavia ammettere che i prodotti attualmente disponibili sono nel complesso deludenti. Premesso che trascuriamo in questa sede i prodotti su CD Rom, che escludono l'interattività che abbiamo riconosciuto come elemento essenziale della multimedialità, e del resto sono per lo più prodotti commerciali privi di un vero valoro scientifico; per quanto riguarda i prodotti in rete si deve tener conto del fatto che ovviamente i primi tentativi non possono soddisfare le difficili, ma in futuro necessarie, esigenze che abbiamo enucleato nel discorso teorico.
Prendiamo in esame gli esempi che appaiono più significativi.
The Corinth Computer Project (http://ccat.sas.upenn.edu/~dromano/corinth.html). Il progetto nasce già con l'idea di utilizzare gli strumenti informatici: «Since 1988 a research team from the Mediterranean Section of The University of Pennsylvania Museum of Anthropology and Archaeology has been involved in making a computerized architectural and topographical survey of the Roman colony of Corinth.» Questo ha reso naturale il passaggio alla multimedialità per diffondere notizie sui risultati scientifici. La pagina web comprende una rapida presentazione del progetto, da cui si accede ad un Historical Background accompagnato da una carta geografica elementare, alla mappa commentata della città, ad una esposizione delle metodologie usate, ad una delle fotografie aeree con ampio commento, a due delle mappe particolareggiate, a una descrizione estesa del paesaggio, accompagnata da numerose fotografie. Particolarmente importante riteniamo la dichiarazione delle metodologie, perché c'è qui in nuce il cammino da seguire, che dovrebbe essere quello di renderle in qualche modo viventi nelle strutture multimediali. L'impressione generale è che la strada sia quella giusta, e che occorra un po' di coraggio per proseguire, aumentando esponenzialmente l'informazione resa disponibile in rete.
Combined Caesarea Expeditions: (http://digcaesarea.org/) «an amphibious research project that joins excavation of the terrestrial remains of Caesarea Maritima with underwater investigation of the site's ancient harbor.» Ci sono i rapporti di scavo, dettagliati e con molte fotografie, una raccolta di saggi relativi ai problemi dello scavo e dell'interpretazione storica, dei manuali di procedure di scavo a terra e in acqua, analisi stratigrafiche.
Cambridge, (a) Egyptology Resources (http://www.newton.cam.ac.uk/egypt/). «This page is set up with the kind assistance of the Newton Institute in the University of Cambridge to provide a World Wide Web resource for Egyptological information. This site welcomes material from those without access to a WWW server on which they can mount their material.» È un po' a mezzo fra il repertorio di siti e un sito con informazione diciamo così diretta; così come è a mezzo fra il sito di divulgazione popolare e quello di informazione scientifico-accademica. Molto interessante è l'idea di raccogliere materiale dall'esterno, di ogni genere. La Beinlich List è un primo piccolo esempio di materiale documentario messo in linea. C'è l'impressione che il sito sia trascurato in tempi recenti (dopo la metà del '98).
Cambridge, (b) La tomba di Senneferi (http://www.newton.cam.ac.uk/egypt/tt99/index.html) riporta i rapporti di scavo, molto dettagliati, e notizie dettagliate sui reperti. È un sito molto importante per il discorso metodologico che stiamo facendo, perché offre una grande quantità di dati sia sotto forma di testo che di fotografie e filmati.
Cambridge, (c) Department of Archaeology ha una pagina (http://www.arch.cam.ac.uk/DEPT/Research/Index.html) contenente una descrizione degli scavi che vengono condotti. Talora è molto succinta, ma cf. pagine estese e dettagliate come quella di Çatalhöyük, Turkey.
Nella pagina web del Ministero francese della cultura (http://www.culture.fr/culture/int/index.html), la sezione «Grands sites archéologiques, Collection de parcours interactifs sur les sites archéologiques d'intérêt national et international, des itinéraires thématiques... de la Préhistoire au Moyen Age» comprende parecchio materiale interessante, fra cui spicca la Vienne antique; (http://www.culture.fr/culture/arcnat/vienne/fr/index.html) che contiene una descrizione molto ampia e particolareggiata degli scavi, sotto forma di museo immaginario, visita virtuale, etc. Il taglio è tuttavia prevalentemente didascalico, ed è piuttosto una illustrazione di come si fa uno scavo che una fonte di dati sui reperti.
Ancora dalla medesima pagina si accede alla «Découverte exceptionnelle de deux tombes gallo-romaines à Naintré (Vienne), molto importante. «La fouille de deux tombes datant du Bas Empire romain, entreprise depuis janvier dernier à Naintré (Vienne), a permis la mise au jour de sacophages en plomb, contenant les squelettes d'une jeune fille et d'une femme ainsi que d'un riche mobilier et de vêtements. L'état de conservation exceptionnel des vestiges, et la qualité des objets découverts, devraient permettre aux spécialistes d'acquérir des renseignements très précis sur les défunts, leur mode de vie et les rites funéraires de l'époque.»: Vengono presentati »La découverte, Les caveaux, Les sarcophages, Dépôts funéraires et vêtements, Les tombes riches de la fin de l'Antiquité À propos du Bas Empire romain, Conservation préventive, fouille des sarcophages et étude.»
La Grotte Chauvet (http://www.culture.fr/culture/arcnat/chauvet/fr/gvpda-d.htm) è soprattutto un repertorio di fotografie (come la Grotte de Lascaux, http://www.culture.fr/culture/arcnat/lascaux/fr/index.html) ma vi si trova: La lettre de la grotte (3 numéros par an) : état des recherches scientifiques et des études liées à l'équipement de la grotte, découvertes les plus significatives. Ambedue sono comunque siti ricchissimi.
L'archéologie sous les mers (http://www.culture.fr/culture/archeosm/archeosm.htm) ha link con i vari siti di archeologia marina, molto articolato. Si possono scegliere siti del Mediterraneo etc. Citeremo come esempio «L'épave de la Madrague de Giens, qui faisait commerce de vin et de vaisselle» (http://www.culture.fr/culture/archeosm/madra-s.htm): descrizione con fotografie.